15. Le mani che rendono possibile l’improbabile

Abiti RiBelli non poteva fermarsi all’intensità di una sera, né alla forza simbolica di un’asta.
Quando una comunità si mette davvero in movimento, ciò che conta non è ripetere l’evento, ma prendersi cura di ciò che ha generato. Tenere aperto il processo. Continuare a lavorare, anche quando i riflettori si spengono.
Dopo l’azione teatrale collettiva e la chiusura dell’asta, il nostro lavoro non si è fermato.
Abiti RiBelli oggi cerca visibilità, ma non a ogni costo.
Cerca relazioni.
Relazioni che condividano una stessa idea di città come spazio comune e non come vetrina. Di salute come diritto e non come merce. Di bellezza come qualcosa che tiene insieme le persone, non come semplice ornamento. Di ribellione come responsabilità collettiva nel costruire alternative, non come gesto isolato di opposizione.
Nei giorni scorsi abbiamo smontato l’installazione degli Abiti d’Arte esposta nell’area aeroportuale.
Potrebbe sembrare un passaggio tecnico. In realtà è stato uno di quei momenti che raccontano più di tanti eventi pubblici. Monica, Claudia e Antonella hanno smontato, piegato e protetto ogni abito, caricando le auto una alla volta. Viaggi avanti e indietro, attenzione a non rovinare nulla, mani sporche e schiene stanche. È quel lavoro silenzioso che nessuno fotografa, quello che non riceve applausi, ma senza il quale i progetti semplicemente non esisterebbero.
I progetti nascono dalle idee, ma restano in piedi grazie alle mani.
E, come spesso accade in questo percorso, anche uno smontaggio non è stato una chiusura, ma un passaggio.
Gli abiti non sono stati messi via. Hanno solo cambiato casa.


Grazie alla collaborazione con l’Ufficio del Cerimoniale e delle Relazioni Internazionali del Comune di Palermo, gli Abiti d’Arte sono stati installati nella Galleria Scafidi di Villa Niscemi, dove resteranno esposti dall’8 al 28 febbraio.
Accanto agli abiti, alle pareti laterali, abbiamo allestito una selezione degli scatti realizzati da Senay Boynudelik, Elena Galimberti e Biagio Salerno. Immagini che non documentano soltanto un evento, ma custodiscono la memoria viva di ciò che è accaduto.

Per info e visite guidate:
gsap.lartedicrescere@gmail.com


Per Senay questa esposizione ha un significato particolare. Non pensava che sarebbe stato possibile. In pochi giorni abbiamo selezionato, stampato e allestito sedici fotografie. Un desiderio che sembrava troppo grande è diventato realtà.


Anche questo è Abiti RiBelli: accorciare la distanza tra ciò che sembra improbabile e ciò che, insieme, diventa possibile.
La mostra è un altro modo per tenere aperto il processo.


Nei prossimi giorni saranno le scuole ad attraversare questo spazio. Studentesse e studenti incontreranno gli abiti, le immagini, le storie che portano con sé. Perché la trasformazione culturale non avviene solo nei grandi eventi: cresce negli sguardi che cambiano, nelle domande che nascono e nei simboli che diventano pensiero.
È dentro questo lavoro lento — fatto di progettazione, scuola, alleanze e restituzione pubblica — che prende forma anche l’orizzonte del Parco Urbano allo Sperone.
Non un’opera monumentale o un luogo per pochi, ma uno spazio pubblico, gratuito, attraversabile. Un’area fitness come gesto politico: perché il movimento, la salute e la possibilità di prendersi cura del proprio corpo non siano un privilegio legato al reddito o al quartiere in cui si nasce.
Il parco non è il risultato finale di Abiti RiBelli. È una delle sue possibili traduzioni: costruire le condizioni perché i luoghi possano essere abitati con dignità.
Il lavoro che stiamo facendo ora è questo: lento, a volte faticoso, spesso invisibile. Ma necessario.
Se il sipario si è chiuso, è solo perché adesso la scena è la città intera

Il contenuto che stai leggendo fa parte del progetto Abiti RiBelli, iniziativa solidale dell’associazione L’Arte di Crescere ODV che valorizza oltre 100 abiti da sposa per finanziare la prima area fitness pubblica e gratuita del quartiere Sperone a Palermo.

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